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La Rete Civica di Napoli :: Feed

maggio 23, 2013

La nuova giunta: ecco le deleghe

san-giacomo

 Tommaso

 Sodano:

Vice-Sindaco, Assessore all’Ambiente, con delega a: ambiente; rifiuti; igiene della città; parchi e giardini; mare; tutela degli animali; bonifiche; sviluppo sostenibile; decoro e arredo urbano; pubblica illuminazione; politiche energetiche; smart city; agricoltura urbana; protezione civile e sicurezza abitativa; impianti tecnologici; coordinamento funzionale delle partecipate operanti nei settori di competenza.

 

Mario

Calabrese:

 

Alessandra

Clemente:

Assessore alle Infrastrutture e Lavori Pubblici, con delega a: infrastrutture; coordinamento dei grandi progetti; coordinamento per la realizzazione di lavori e opere pubbliche; parcheggi; strade, suolo e sottosuolo; acqua pubblica e ciclo integrato delle acque; porto di Napoli; impianti tecnologici; coordinamento funzionale delle partecipate operanti nei settori di competenza.

 

Assessore ai Giovani con delega a: giovani e politiche giovanili, creatività e innovazione.

Gaetano

Daniele:

 

Alessandro

Fucito:

 

 

Roberta

Gaeta:

 

Francesco

Moxedano:

 

Salvatore

Palma:

 

 

Annamaria Palmieri:

 

 

Enrico

Panini:

 

Assessore alla Cultura e al Turismo, con delega a: cultura; turismo;  biblioteche ed archivi.

 

Assessore al Patrimonio, con delega a: demanio; edilizia pubblica e privata; antiabusivismo edilizio; condono edilizio; politiche della casa; cimiteri; autoparchi comunali; cooperazione decentrata; impianti tecnologici; coordinamento funzionale delle partecipate operanti nei settori di competenza.

 

Assessore al Welfare con delega a: politiche sociali; migranti; famiglia e politiche familiari; pianificazione ed attuazione piano socio-sanitario; coordinamento funzionale delle partecipate operanti nei settori di competenza.

 

 

Assessore al Personale, con delega a: personale;  avvocatura;  statistica; anagrafe; stato civile; servizio elettorale; protocollo e archivi correnti; censimenti.

 

Assessore  al Bilancio, Finanza e Programmazione, con delega a: bilancio; programmazione economica; investimenti e mutui; controllo della spesa; risorse strategiche; tributi; centro unico degli acquisti;  politiche di direzione, coordinamento e controllo delle società partecipate di concerto con gli assessori competenti ai rispettivi settori.

 

Assessore alla Scuola e all’Istruzione, con delega a: scuola; istruzione; asili nido; impianti tecnologici; diritto alla studio; educazione alla legalità; lotta alla dispersione scolastica; attuazione e integrazione scolastica dei bambini diversamente abili e dei migranti; città dei bambini; progetti speciali per l’infanzia.

 

Assessore al lavoro e Attività produttive, con delega a: lavoro; sviluppo economico; commercio e mercati; pubblicità e affissioni; tutela dei consumatori; polizia amministrativa; artigianato; impianti tecnologici; coordinamento funzionale delle partecipate operanti nei settori di competenza.

 

Carmine   Piscopo: Assessore alle Politiche urbane, urbanistica e Beni comuni, con delega a: politiche urbane; spazio pubblico urbano; urbanistica; centro storico, edifici storici e sito Unesco; coordinamento delle politiche e delle azioni per il territorio; beni comuni; democrazia partecipativa; processi di trasformazione e gestione partecipata delle aree negate; proprietà collettive democratiche; beni confiscati; coordinamento funzionale delle partecipate operanti nei settori di competenza.
   
Giuseppina Tommasielli:

Assessore allo Sport, Sanità e pari opportunità con delega a: sport; impianti sportivi; impianti tecnologici; sanità; rapporti con enti di programmazione e gestione dei servizi sanitari e pari opportunità.


maggio 22, 2013

Lettieri: la nuova giunta continuerà a produrre disastri

Gianni Lettieri

Gianni Lettieri

NAPOLI  (Adnkronos) - “La nuova giunta de Magistris presentata oggi agira’ in perfetta sintonia politica ed amministrativa con quella che ha operato fin oggi, dunque continuera’ a produrre disastri per la citta’”. A dichiararlo il leader dell’opposizione in Consiglio comunale di Napoli e presidente dell’associazione Fare Citta’, Gianni Lettieri. “Se de Magistris fosse stato un buon amministratore – aggiunge – avrebbe dovuto presentare prima un programma credibile, e poi lavorare sull’assetto dell’esecutivo cittadino. Invece ha preferito distribuire fino all’ultimo minuto utile, facendo rinviare scandalosamente il Consiglio comunale convocato per questa mattina, deleghe cercando appoggi partitici a tutti i costi nella peggiore tradizione della prima repubblica”. “Una sottolineatura la merita la nomina dell’ennesimo assessore al welfare in palese conflitto di interesse. Con questa ulteriore brutta pagina – aggiunge – anche i piu’ convinti sostenitori in buona fede della rivoluzione arancione hanno avuto dimostrazione che de Magistris e’ pronto a calpestare qualsiasi cosa pur di salvaguardare se stesso. Comunque la verita’ e’ una: de Magistris puo’ fare e disfare giunte, cambiare consulenti ed interlocutori, ma il nocciolo del problema e’ solo e soltanto lui”, conclude Lettieri.


De Magistris: Epifani si metta d’accordo con il suo partito

Guglielmo Epifani

Guglielmo Epifani

NAPOLI (Adnkronos) - ”Epifani si metta d’accordo col suo partito, che qui diceva che il sindaco doveva azzerare la giunta mentre lui dice che serve continuita’”. Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, commentando quanto dichiarato dal segretario del Pd Guglielmo Epifani secondo cui “fare e disfare la giunta” e’ “imbarazzante”. De Magistris spiega di non aver “neanche letto” la dichiarazione di Epifani, in quanto impegnato “fino alle 7 di mattina per preparare la nuova giunta”, poi dichiara: “Ho rapporti buoni con gli esponenti del Pd che ho incontrato, anche a livello nazionale. Non ho ancora avuto il piacere di incontrare Epifani e penso sarebbe utile a entrambi vedersi, anche per capire quali sono i problemi di Napoli visto che lui e’stato eletto nella nostra regione”. “Sono convinto che i rapporti con il Pd miglioreranno ancora”, ha concluso de Magistris.


De Magistris vara la sua terza giunta

Nino Daniele

Nino Daniele

NAPOLI (ANSA) - Terza Giunta, in due anni di amministrazione, per il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Cinque i cambiamenti presentati oggi che vedono gli ingressi del docente Mario Calabrese nominato assessore alle Infrastrutture e ai lavori pubblici; di Nino Daniele ex sindaco di Ercolano (Napoli) che diventa assessore alla Cultura e al Turismo; di Roberta Gaeta ex presidente del Consorzio Gesco, cui e’ stata affidata la delega al Welfare, dei consiglieri comunali Francesco Moxedano e Alessandro Fucito, rispettivamente, assessore al Personale e al Patrimonio. Il sindaco in questo rimescolamento ha mantenuto per se’ le deleghe alla Mobilita’ e ai Trasporti togliendole ad Anna Donati che perde l’incarico di assessore, ma resta ”sotto la direzione del sindaco e a titolo gratuito” a lavorare con l’amministrazione occupandosi sempre di mobilita’.

Un giro di valzer che segue quello effettuato alla fine di gennaio in cui sono entrati in Giunta Alessandra Clemente e Carmine Piscopo, dopo le dimissioni di Sergio D’Angelo e Alberto Lucarelli candidati alle elezioni politiche con Rivoluzione civile. Precedentemente aveva lasciato Giuseppe Narducci (Legalita’), mentre era stato sollevato dall’incarico Riccardo Realfonzo, ex assessore al Bilancio. Nove complessivamente gli assessori che sono cambiati nel corso del tempo rispetto alla squadra che de Magistris aveva nominato all’inizio del mandato. Gli unici ‘superstiti’ della Giunta iniziale, quella del 2011, sono il vicesindaco e assessore all’Ambiente, Tommaso Sodano, l’assessore allo Sport, Pina Tommassielli, e l’assessore alla Scuola Annamaria Palmieri.

La nuova Giunta – ha spiegato de Magistris - nasce ”non per sfiduciare chi ha lavorato fino a oggi, ma per allargare a movimenti, a esperienze che vogliono contribuire alla riscossa della citta”’. Non una bocciatura, dunque, quella per gli assessori uscenti che de Magistris ha ringraziato per ”il lavoro straordinario portato avanti in una citta’ difficile da amministrare e senza soldi”. Punti forti della nuova squadra – ha evidenziato – sono ”l’apertura alla citta’, il radicamento sul territorio, il rafforzamento dei rapporti con il Consiglio comunale e con chi – ha aggiunto – mi ha sostenuto in questi due anni”.

Ma l’azione di rinnovamento di de Magistris non si ferma con il rimpasto. Nei prossimi giorni – ha annunciato – effettuera’ ”una ristrutturazione forte” che tocchera’ ”strutture importanti e le societa’ partecipate”. Un rimpasto che e’ anche frutto di un dialogo aperto con le forze politiche e, in particolare, con Sel, con i gruppi di Ricostruzione democratica e di Centro democratico, senza dimenticare il Pd e l’area di centro. Duro il commento del leader dell’opposizione in consiglio comunale Gianni Lettieri secondo cui ”la nuova Giunta agira’ in perfetta sintonia politica e amministrativa con la precedente e, dunque, continuera’ a fare disastri”


Gesco: Auguri a Roberta Gaeta ma per il futuro si evitino strumentalizzazioni

conferenza-stampa

NAPOLI – Il gruppo di imprese sociali Gesco ha appreso dai giornali della nomina a nuovo assessore alle Politiche sociali di Roberta Gaeta, presidente di Etica, una delle cooperative del gruppo. Si precisa che Roberta Gaeta non è mai stata presidente di Gesco, poiché dal 2011 l’incarico è ricoperto da Antonio Gargiulo, in sostituzione di Sergio D’Angelo.

Gesco comunica inoltre che la sua nomina è da considerarsi una scelta del sindaco, come è ovvio, e si augura che non sia pretesto per ulteriori strumentalizzazioni  a discapito del lavoro sociale che Gesco porta avanti con serietà e indipendenza da anni.

«Nel riconoscere l’esperienza di Roberta Gaeta e facendole i nostri migliori auguri di buon lavoro – dichiara Antonio Gargiulo – ci occorre precisare che non avremmo mai potuto ritenere che le competenze adeguate a gestire le politiche sociali a Napoli debbano sempre provenire da Gesco. Vorremmo anche ribadire, ancora una volta, che la posizione dominante che si attribuisce al nostro gruppo in questo settore, è tutt’altro che reale: basti pensare che, su una spesa sociale complessiva di circa 90 milioni di euro per il 2012, il fatturato dei servizi per il Comune di Napoli è stato inferiore al 6%. Per il 2013, le nostre cooperative hanno provveduto la settimana scorsa a notificare la rinuncia dei contratti per servizi da poco aggiudicati, per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro: tutte attività che non si è più in condizioni di proseguire, a causa dei ritardi nei pagamenti».

«Con rammarico – conclude Gargiulo – dobbiamo constatare una crescente difficoltà con l’amministrazione cittadina e, al momento, l’impossibilità a collaborare. Piuttosto che un conflitto di interessi, c’è oggi un progressivo disinvestimento».


La rivoluzione arancione finisce con l’ingresso dei partiti in giunta

giunta

NAPOLI (norberto gallo) - La classica montagna che partorisce l’altrettanto classico topolino. Questo ad occhio parrebbe la nuova giunta, che al netto degli annunci, concretamente ripristina il conflitto di interessi all’assessorato al welfare e sdogana completamente i partiti in giunta, in contraddizione con quanto promesso in campagna elettorale.

La verità è che, nei desiderata del sindaco, metter mano alla giunta sarebbe dovuto servire a portare dentro ufficialmente il Partito Democratico che, bene o male, a Roma governa. E non è un caso, infatti, che proprio nel giorno del rimpasto il sindaco si senta di parlar bene di Letta e del suo esecutivo. Un governo che a naso dovrebbe far parte dei mostri politici del Pantheon arancione, ma che invece è “da sostenere”.

La verità è che il sindaco ha capito da tempo che senza una consistente ‘copertura’ romana, la sua esperienza a Palazzo San Giacomo è destinata a concludersi presto e in maniera ingloriosa. La realtà è impietosa: sommerso dai debiti e con una serie di atti amministrativi quantomeno discutibili (e infatti ne cominciano a discutere la magistratura ordinaria e quella contabile), soltanto l’apertura di un tavolo romano sulla città potrebbe salvarlo da un crollo che oramai sembra soltanto questione di tempo.

Tramontati i sogni di gloria legati ad un risultato della lista Ingroia tale da spingere il centrosinistra a cercarne l’alleanza, non è rimasto altro da fare che tornare a inseguire il Pd. Un ‘bisogno di Pd’ arrivato però fuori tempo massimo, un corteggiamento mal sopportato al quale i democrat hanno detto subito no, stoppando nel contempo la voglia di giunta dei vendoliani. L’unico spazio trovato è stato all’interno delle divisioni mai composte dei democratici napoletani. Uno spazio riempito con il nome di Nino Daniele, piddino senza tessera, suggerito da quel pezzo di partito che ritiene utile un piede a Palazzo San Giacomo in vista di un prossimo ritorno in sella.

Troppo poco rispetto ai progetti iniziali. Ancora di meno vista la preventiva presa di distanze di Epifani, rinfocolata dopo l’annuncio dei nuovi assessori dal consigliere regionale, Peppe Russo: «ma veramente il Sindaco di Napoli pensa di poter governare la città con le scelte che la stampa ha appena annunciato?»

Il punto è che, tramontata l’ipotesi di allargare politicamente la maggioranza al centrosinistra, al sindaco è rimasto da gestire un problema assai più immediato. Quello della maggioranza che lo ha sostenuto alle elezioni e che deve continuare a sostenerlo in Consiglio.

Non è che ai consiglieri di Fds e Idv, reduci anche loro della delusione ingroiana, fosse piaciuto poi molto quell’ammiccare continuo nei confronti del Pd. In fondo, deve essere stato il ragionamento, è a loro che è toccato e toccherà votare le delibere ‘rivoluzionarie’ assumendosene tutti i rischi del caso e non si capisce perché il ‘no’ ai partiti in giunta dovesse valere solo per quelli della maggioranza.

Così, alla fine, per evitare che il rimpasto di oggi affondasse definitivamente l’esperienza arancione anziché rilanciarla, De Magistris ha provato a ricomporre il puzzle partendo dalle sue truppe, troppo trascurate negli ultimi mesi. Ricomponendo un quadro completamente diverso da quanto era stata l’esperienza arancione alle elezioni di due anni fa.

Perché se è difficile spiegare che al posto di Sergio D’Angelo arriva una che continua a far parte di Gesco, lasciando sospettare che la nomina avvenga in virtù del conflitto di interessi, piuttosto che nonostante quello, risulta praticamente impossibile spiegare perché Moxedano e Fucito (persone perbene, per carità) debbano fare meglio di un defenestrato Bernardino Tuccillo.

Tuccillo che non a caso era andato via prima, sbattendo la porta. Dicendo in sostanza che con questo rimpasto la giunta si piegava ai partiti a dispetto di quanto promesso in campagna elettorale. Una cosa seria, tanto seria da giustificare il suo stupefacente “la rivoluzione arancione è finita”.


Oggi la nuova giunta. Si spacca Sel, Epifani contro

Luigi De Magistris, Alessandra Clemente e Carmine Piscopo

Luigi De Magistris, Alessandra Clemente e Carmine Piscopo

NAPOLI (norberto gallo) - Tutto pronto per il terzo rimpasto. Oggi, in occasione del consiglio comunale, il sindaco annuncerà la composizione della nuova giunta.  Falliti tutti i tentativi per far entrare ufficialmente in giunta Pd e Sel, l’ultima polemica ha riguardato l’assessore Donati che ieri sera ha comunicato la propria determinazione a non accettare incarichi di giunta diversi da quello ricoperto. Dopo il polemico addio di Bernardino Tuccillo, De Magistris era stato consigliato ad un passo indietro sulla sostituzione della Donati tenuta in considerazione la vicenda giudiziaria in cui è coinvolta proprio con il sindaco. Per l’oramai ex assessore potrebbe comunque aprirsi la strada dell’ amministrazione della nascente holding unica dei trasporti.

Assieme alla Donati, lasciano Marco Esposito (Commercio); Antonella Di Nocera (Cultura); Andrea Panini (Lavoro); Bernardo Tuccillo (Personale) e Luigi De Falco (Urbanistica).
Pronti alla sostituzione, dovrebbero entrare Anna Ferrara, commerciante e attivista antiracket di Ponticelli, al Commercio; Mario Calabrese, docente esperto di trasporti ad ingegneria civile, alla Mobilità; Roberta Gaeta, presidente della Cooperativa sociale Etica successore di Sergio D’Angelo alla guida di Gesco, che avrà il welfare; Nino Daniele, ex sindaco di Ercolano e presidente dell’Anci Campania, che curerà Cultura e Turismo. Entrano anche il capogruppo di Fds, Sandro Fucito che dovrebbe avere Patrimonio ed Edilizia e quello di Idv Francesco Moxedano con la delega al Personale, Avvocatura e Servizi interni.

Intanto monta la polemica in Sel, dove il primo dei non eletti in consiglio comunale, attacca frontalmente il proprio partito per la decisione di non entrare ufficialmente in giunta. Gli risponde il parlamentare e segretario regionale, De Cristofaro, ribadendo la decisione presa. Il Pd, invece, prende le distanze dalla giunta per bocca del neo segretario nazionale Epifani, che si chiede che senso abbiano i continui rimpasti. Anche se voci di dentro confermano che la nomina del neo assessore Nino Daniele sia da attribuire ad un patto tra il sindaco e vertici romani del Pd.


maggio 21, 2013

Epifani, imbarazzante questo fare e disfare la giunta

Guglielmo Epifani

Guglielmo Epifani

ROMA (AGI) - Guglielmo Epifani ha criticato il rimpasto di giunta deciso a Napoli dal sindaco Luigi de Magistris. “E’ imbarazzante che invece di lavorare per il bene della citta’ si continui a fare e disfare la giunta, senza un minimo di continuita’ e programmazione”, ha detto il segretario del Pd al termine di un incontro con gli amministratori dell’area metropolitana di Napoli.


Intervista a Tuccillo: nuova giunta progetto diverso da quello che ha vinto le elezioni

bernardino-tuccillo

NAPOLI (norberto gallo) - «Facciamo così. Correggo il tiro e dico che la rivoluzione arancione o come la vogliamo chiamare non è finita. Piuttosto si è arrestata; ha affievolito la sua spinta propulsiva. Dopodiché io faccio gli auguri al sindaco e spero che faccia una squadra di altissimo profilo, capace di resistere alle pressioni esterne e di riportare l’amministrazione sulla strada del cambiamento. Mi pare però che diversi segnali dicano che si va in direzione diversa».

E’ un Bernardino Tuccillo amareggiato che spiega i motivi delle sue clamorose dimissioni prima del rimpasto di giunta che, secondo i giornali, lo vedeva tra gli assessori sicuramente estromessi.

«Anzitutto chiarisco il punto personale. Che non è che dovevo fare il sindaco di Melito, come ho letto. Ma la correttezza richiesta nei rapporti con il sindaco al quale ho comunicato l’intenzione di dimettermi tre mesi fa. Mi fu chiesto da suoi strettissimi collaboratori di resistere, mi fu detto che era un momento difficilissimo e che le mie dimissioni avrebbero danneggiato la città. Mi fermai ma chiesi un incontro. Mi fu risposto lavora e quell’incontro di chiarimento non c’è mai stato. Quando è stato evidente che la situazione prendeva un’altra piega, ho preferito sottrarmi al gioco per personale dignità».

Quindi la rivoluzione arancione continua anche senza Tuccillo…

(Ride) «Non è che la rivoluzione arancione morde il freno perché non ci sono io… è un dato di fatto però che in due anni non c’è più Narducci, non c’è più Raphael Rossi, non c’è più Realfonzo, e via dicendo. Da ieri, oltre a quelli che sono già andati via, non c’è più nemmeno Tuccillo. Ovverosia, una giunta nata sotto certi criteri è mutata per nove componenti su dodici».

Intende dire che l’esperienza di De Magistris è nata in un modo e continua in un altro?

«In questo momento vedo chiarissimo questo rischio. Non è un caso che in una giunta nata con il crisma dell’autonomia dai partiti oggi sia dato per certo l’ingresso dei capigruppo dei partiti di maggioranza. Per non parlare della volontà dichiarata di ‘inglobare’ Pd e Sel».

Tutti argomenti di cui però si parla da tempo. Come mai se ne è accorto solo ora?

«Non è che me ne sono accorto ora. E’ che rimanere dentro la giunta significava provare a correggere il tiro da una posizione importante. Il rimpasto annunciato, purtroppo, fa capire che le cose non sono andate bene».

Davvero scriverà un libro?

«Certo, si chiamerà ‘un resistente a San Giacomo’…»

Addirittura resistente?

«Racconterà delle sollecitazioni ‘poco decenti’ a cui ho dovuto resistere da assessore al Patrimonio. Di quante volte ho provato a spiegare senza essere mai ascoltato. E di come mai, dopo 18 mesi sono stato costretto a lasciare quella delega dopo avere appunto resistito. Praticamente da solo».


Ma Tuccillo che se la prende con De Magistris è fuori tempo massimo

(norberto gallo) - Premessa: Bernardino Tuccillo è uno dei personaggi-simbolo della lotta dei cittadini onesti contro la camorra che si infiltra nelle istituzioni. La sua storia come sindaco di Melito, comprese minacce ed intimidazioni subite, sono pagine di eroismo civico in una terra che ha bisogno di vite esemplari. Tutto questo rende ancora meno comprensibile la reazione del Tuccillo assessore alla notizia del defenestramento dalla giunta arancione.

consiglio-comunale

Certo, De Magistris non è uno che abbia mai brillato per gratitudine e lealtà nei confronti degli amici, prima che dei nemici. Se lo ricordano Moxedano e Ruggiero, rispettivamente capogruppo comunale e segretario cittadino di Idv, che da audaci dirigenti politici si ritrovarono retrocessi a stalker dall’allora eurodeputato, quando Di Pietro sconfessò da Roma la linea di rottura con il centrosinistra locale di Rosa Russo Iervolino.

E tuttavia non è che il giudizio sulla giunta arancione possa essere buono un giorno e pessimo quello dopo in base alla permanenza o meno di questo o quell’ assessore. Specialmente poi se l’assessore in questione è lo stesso che formula il giudizio.

La rabbia, si dirà. Ma a poco vale se, nella foga, il Tuccillo defenestrato sprofonda senza accorgersene nel baratro delle umane miserie. Scivolando a tratti nel ridicolo.

Perché fa sorridere quell’ «altro che Realfonzo. Racconterò tutto» dichiarato ai quotidiani cittadini con tanto di annuncio di libro con titolazione improbabile (Un partigiano a San Giacomo o Resistenza in Comune). Tutto che? Vien da chiedersi. E di rincalzo: «non posso accettare che avvengano queste cose». Ma quali cose, di grazia? Cosa accade a San Giacomo? Quali crimini vi si compiono?

Salvo continuare a leggere e scoprire che l’amarezza sta nel fatto che «il sindaco dice che mi stima, che mi vuole bene e poi vengo a sapere che ha deciso di tagliarmi; non è un comportamento che posso accettare». Onestamente un po’ poco. Puerile almeno quanto quel «la rivoluzione arancione è finita e la giunta non ha futuro» o il velenosetto «Sodano è sempre innocente. Sulla questione rifiuti mi sa che ha ragione Gianni Lettieri». Addirittura? Addirittura…

Ma ieri l’altro non se ne era accorto, affiora il dubbio? Per non dire della vera caduta di tono: «ho dato le dimissioni 40 giorni fa. Se fossi andato via allora mi sarei potuto candidare per diventare il sindaco di Melito». Ruolo nel quale avrebbe fatto bene come bene ha già fatto. Ma mica una possibile causa di giudizio negativo sugli arancioni partenopei …

E allora meglio chiudere qui. Meglio lasciar perdere e ricordarsi di altri modi e comportamenti. E stare a guardare questo periodo della storia di Napoli, in cui pare che il migliore abbia la rogna e per qualche motivo oscuro nessuno ci tenga a fare bella figura…


maggio 20, 2013

Tuccillo si dimette. Forse già oggi il rimpasto

bernardino-tuccillo

NAPOLI (norberto gallo) - Si è dimesso l’assessore al personale del Comune di Napoli, Bernardino Tuccillo. La decisione era stata annunciata al sindaco già venerdi, ma le dimissioni formali sono arrivate nella serata di ieri. Una fretta che ha fatto pensare ad un’accelerazione nel rimpasto annunciato per mercoledi prossimo, 22 maggio, ma che a questo punto potrebbe essere annunciato già oggi.

Tuccillo è il quinto assessore della giunta De Magistris a lasciare a due anni dall’insediamento. Prima di lui si era dimesso l’assessore alla legalità Giuseppe Narducci, mentre l’assessore al bilancio Riccardo Realfonzo era stato sollevato dall’incarico. Lucarelli e D’Angelo, invece, avevano lasciato dopo essersi candidati alle elezioni politiche nelle liste di Rivoluzione Civile.

E’ atteso in mattinata un comunicato ufficiale con il quale l’assessore dovrebbe spiegare i motivi delle dimissioni. Da giorni, era comunque nota l’amarezza con la quale Tuccillo aveva appreso di essere uno degli assessori in uscita. Amareggiato sia per il lavoro fatto in questi mesi, che per la tempistica, oltre tempo utile a candidarsi come sindaco a Melito.

Secondo il quotidiano la Repubblica, Tuccillo avrebbe pronte le bozze per un libro-denuncia sulla falsariga di quello scritto da Realfonzo ai tempi dell’uscita dalla giunta Iervolino. Titoli possibili: “Resistenza in Comune” o “Un partigiano a San Giacomo”.


maggio 19, 2013

Il tempo delle inchieste

Paolo Macry

Paolo Macry

(paolo macry da il corriere del mezzogiorno) – L’ inchiesta della Procura di Napoli sulla manutenzione cittadina apre scenari inquietanti. Sembra che de Magistris abbia speso mezzo milione di euro per la pista ciclabile e altri due milioni per la Coppa America, sebbene nulla gli impedisse di usare quei denari per una rete viaria dissestata, che quotidianamente mette a repentaglio l’incolumità dei cittadini. Questo dicono i magistrati.

Naturalmente, bisognerà attendere gli sviluppi dell’inchiesta. Ma la sua stessa apertura segnala quanto poco, malgrado gli annunci populisti della prima ora, il sindaco abbia operato con trasparenza. E quanto poco efficace sia stato il ruolo del Consiglio comunale, del suo presidente, degli stessi partiti di opposizione. In presenza di eccezionali strettezze finanziarie e, per altro, di costosi «grandi eventi», sarebbe stato necessario pretendere che le scelte di spesa fossero rese pubbliche in modo chiaro, dettagliato e inequivoco. Non è stato così.

E, in fondo, è quel che oggi chiede a muso duro la Procura. Ma che a spulciare con acribia i conti e le delibere della giunta non siano i suoi controllori amministrativi e politici, che tale compito dovrebbero assolvere di routine, bensì l’autorità giudiziaria, rappresenta una circostanza obiettivamente patologica. Intorno alla quale, non a caso, si è aperta la polemica. Non compete ai magistrati intervenire sui criteri di spesa di un’amministrazione elettiva, hanno detto alcuni. È il solito effetto, ma doveroso, dell’inadeguatezza della politica, hanno ribattuto altri. Questi ultimi esprimendo — c’è da giurarci — l’opinione unanime dei napoletani.

E però, sebbene legittima, la supplenza giudiziaria dell’inadeguatezza politica comporta sempre rischi e distorsioni. Dopo tutto, quella stessa Procura è rimasta lungamente in silenzio di fronte al moltiplicarsi di episodi che avrebbero meritato un controllo di legalità. Esistono associazioni, come NapoÌipuntoacapo o Cittadinanza Attiva, che, innumerevoli volte, tenacemente, con pignola documentazione, hanno chiesto chiarezza sull’onere di eventi sportivi e musicali, le assunzioni sospette, la legittimità dei provvedimenti relativi al traffico, gli sconci paesistici, le opere d’arte gravemente danneggiate. Cittadini come Sergio Fedele, Edvige Nastri o Lucio Mauro sono assurti all’onore delle cronache grazie a un’opera assidua di volontariato civico. Ma sarebbe arduo sostenere che la Procura abbia dato ascolto alle loro denunce. Quando era osannato da stampa e televisioni e corteggiato dal Pd, de Magistris è rimasto al riparo da avvisi di garanzia. Anche se i suoi ex assessori ne stigmatizzavano pubblicamente le malefatte.

E oggi? Oggi è cambiato il clima politico della città, le fortune del sindaco appaiono al tramonto, la sua popolarità si è trasformata in isolamento. Ed è il tempo delle inchieste. Sembra cioè che la Procura intervenga anche sull’onda di un’opinione pubblica insoddisfatta e spesso arrabbiata. Per assecondarla e per esprimerne le tensioni. Il che può anche far piacere, ma lascia profonde preoccupazioni. Sarebbe l’ultima puntata di una storia vista troppe volte negli ultimi vent’anni, la quale rischia di trasformare il principio (opinabile) dell’obbligatorietà dell’azione penale nella prassi (inaccettabile) dell’opportunità politica dell’azione penale.


maggio 18, 2013

La Procura: buche, i fondi c’erano

Mostra d' Oltremare

Mostra d’ Oltremare

(titti beneduce da il corriere del mezzogiorno) - Quattrocentonovantaduemila euro spesi per costruire la pista ciclabile, due milioni per organizzare la Coppa America: sono questi i fondi che, secondo la Procura, il Comune di Napoli avrebbe potuto e dovuto utilizzare per riparare le buche nel manto stradale. L’interrogatorio — fiume del sindaco, Luigi de Magistris, e dell’assessore alla Viabilità, Anna Donati, non è bastato a chiarire tutte le perplessità del pm Stefania Buda e del procuratore aggiunto Francesco Greco. L’amministrazione comunale continua a sostenere (lo ha ribadito anche ieri il sindaco in una nota) che per la pista e la Coppa America sono stati spesi soldi che non potevano essere impiegati altrimenti: «I cosiddetti grandi eventi non hanno significato in alcun modo una sottrazione di risorse alla manutenzione stradale, essendo stati finanziati con risorse a destinazione vincolata, dunque non distraibili per altro scopo».

Di diverso avviso gli inquirenti, per i quali ciò è vero solo in parte. Due, in particolare, le somme oggetto di contestazione: innanzitutto ci sono i 492.000 euro che la Regione ha dato al Comune in compensazione dell’insediamento Tirreno Power, la centrale termoelettrica di Vigliena, Quei fondi, secondo quanto risulta ai pm, rientravano nel titolo i del bilancio di spesa corrente e dunque Palazzo San Giacomo avrebbe potuto destinarli a riparare le buche; invece, come hanno dichiarato nel corso dell’attività istruttoria alcune persone informate sui fatti, l’amministrazione ha scelto di impiegarli per la pista ciclabile. Ci sono poi due milioni di euro che il Comune ha reperito attraverso il rastrellamento dei mutui: fondi vecchissimi, addirittura del 1985, in origine destinati alla costruzione di parcheggi e nei mesi scorsi dirottati verso le opere della Coppa America. Anche quei soldi, ritiene la Procura, potevano servire per rimediare all’emergenza delle buche.

Ma le criticità non finiscono qui. C’è il giallo dei soldi ricavati dalla riscossione delle multe: una parte, per legge, dev’essere impiegata per la manutenzione stradale. La relativa delibera del 2012 sarebbe stata sì approntata, ma poi lasciata decadere. Al termine dell’interrogatorio, giovedì scorso, Anna Donati, aveva assicurato ai cronisti: «Le somme sono state iscritte a bilancio, saranno adoperate per aprire i cantieri». Gli inquirenti, pero, restano perplessi e si chiedono perché, se le cose stanno così, per aprire i cantieri si attende ancora. C’è poi il capitolo della Napoliservizi, la società alla quale il Comune ha affidato la riparazione delle buche. «L’amministrazione — sottolineava ieri de Magistris nella nota — ha proceduto ad individuare, nella partecipata Napoliservizi il soggetto preposto in aggiunta al pronto intervento stradale, cioè ad una manutenzione cosiddetta emergenziale». Di buono c’è, in questo, che viene impiegato, come aveva sottolineato giovedì la Donati, personale che in precedenza aveva compiti modesti e dunque era sottoimpiegato. Dalle indagini svolte dai carabinieri risulta però che la Napoliservizi non dispone né delle competenze né delle attrezzature adatte per riparare le buche: mancano in particolare le fresatrici, macchinarii che, prima di procedere al riempimento con l’asfalto, «grattano» il fondo stradale e fanno in modo che l’asfalto stesso vi aderisca meglio. E proprio nell’asfalto starebbe, è emerso dalle indagini, un altro dei motivi per cui le buche appena riparate già si riformano: la temperatura non sarebbe appropriata, ma troppo bassa. Il sindaco, tuttavia, ritiene di poter chiarire ogni dubbio e resta fiducioso: «Ho fiducia nella magistratura e chiarirò, nel corso del procedimento in atto, di aver sempre agito, come amministratore, nel rispetto della legalità e nel solo interesse dei cittadini. Il debito e il disavanzo ereditati, come certificato dagli ispettori del Mef, hanno reso e rendono estremamente difficile il garantire ai cittadini i servizi a cui hanno diritto, tanto da spingere l’ente ad aderire al decreto 174. In questi due anni, infatti, l’amministrazione ha compiuto uno sforzo titanico in tale direzione, compreso il settore della manutenzione stradale, la quale infatti ha visto l’impiego di tutte le risorse disponibili».


Regione. Pdl contro Taglialatela che aspetterà la fine delle elezioni per dimettersi

Marcello Taglialatela

Marcello Taglialatela

NAPOLI (peppe papa) – Taglialatela non ha nessuna intenzione di dimettersi dalla carica di assessore all’Urbanistica e lancia l’offensiva di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, dove è imminente la costituzione del gruppo di Fdi ad opera dei consiglieri Luciano Passariello, Fernando Zara, Giovanni Baldi e Sergio Nappi. Troppo importante la posta, con le elezioni amministrative alle porte, per mollare una poltrona ‘strategica’ come quella occupata a Palazzo santa Lucia proprio nel momento del rush finale. Anche a costo di scatenare le ire del Pdl, principale azionista della maggioranza che sostiene il governo di centrodestra guidato da Stefano Caldoro, che ha preannunciato una mozione di sfiducia nei confronti del riottoso assessore.

“Deciderò nei tempi e nei modi previsti dalla legge – ha spiegato Taglialatela in una nota – Non accetto lezioni di etica, altre volte nel mio percorso politico, mi sono trovato davanti a scelte come questa e ho sempre agito, come ovvio, nel pieno rispetto delle normative scegliendo, liberamente ed autonomamente come è normale che sia, i tempi della opzione politica che la legge mi consentiva. Anche in questa occasione mi comporterò nello stesso modo. E’ evidente che in questa fase – ha aggiunto – il problema è di altro genere. C’è un problema nel Popolo della libertà, di equilibri interni, e c’è un problema nell’opposizione”.

Questioni politiche, però che non possono oscurare il lavoro messo in campo e che in questa fase va portato all’incasso alle urne “nella massima chiarezza e nel rispetto delle leggi”. Il giusto riconoscimento, insomma, ad un lavoro da intestarsi a tutti i livelli che ha prodotto “importanti opere per le amministrazioni comunali attraverso soluzioni urbanistiche ed edilizie a favore dei cittadini”. In buona sostanza, di dimissioni se ne riparlerà dopo il 27 maggio, quando i giochi saranno fatti e il centrodestra si troverà a dover fare i conti con una ‘nuova’ forza politica decisa ad imporre il suo peso nella coalizione a partire dagli equilibri interni alla Regione. E’ per questo che la reazione del Pdl è stata veemente fino ad arrivare a minacciare la battaglia in Aula e inquadrare nel mirino anche l’assessore all’Ambiente, Giovanni Romano, titolare pure lui di doppio incarico (è sindaco di Mercato san Severino,ndr) il quale ha lasciato da mesi il partito per aderire a sua volta a Fdi. “Gli incarichi – ha chiarito il capogruppo Gennaro Nocera riferendosi al rimpasto di giunta operato dal governatore – andavano conferiti tutti insieme e dopo le amministrative come avevamo espressamente richiesto. Da oltre 70 giorni Taglialatela non rimuove l’incompatibilità che è etica oltre che politica, un vulnus da sanare”.

Intanto Caldoro, artefice principale della faccenda, è riuscito finora abilmente a tenersi fuori dalla polemica mantenendo un aplomb improntato al silenzio sull’argomento. Segno di una forza personale che si avvale del rapporto diretto con il Cavaliere e che lo ha tenuto fino a questo momento al riparo da attacchi diretti da parte dei ‘falchi’ berlusconiani. Tanto che lo stesso coordinatore regionale del partito, Nitto Palma non ha potuto fare a meno di dichiarare che le nomine nell’esecutivo, pur se non lo hanno visto d’accordo “sono prerogativa esclusiva del presidente della Regione”. E ci mancherebbe. Finché dura.


maggio 17, 2013

“Le buche prima delle regate” botta e risposta pm-sindaco

Anna Donati

Anna Donati

(dario del porto da la repubblica napoli) - «LA MANUTENZIONE delle strade dovrebbe essere una priorità assoluta, perché invece vengono destinati fondi per altri interventi, compresa la Coppa America?». Palazzo della Procura, terzo piano. Il pm Stefania Buda, che coordina l’indagine dei carabinieri sulle buche nelle arterie cittadine, interroga il sindaco de Magistris come indagato dei reati di attentato alla sicurezza dei trasporti e omissione in atti d’ufficio.

Insiste, il magistrato del pool coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, sulle risorse destinate agli interventi di riparazione di fossi e avvallamenti. Assistito dall’avvocato Stefano Montone, de Magistris replica: «L’amministrazione ha indicato espressamente anche le buche, fra le sue priorità. Ma si tratta pur sempre di scelte di carattere politico, assunte peraltro in maniera collegiale. Quanto alle spese per altre iniziative, per quanto ne so si tratta di risorse che non potevano essere utilizzate diversamente». Sulla Coppa America, il sindaco si riserva di produrre documenti, forse anche una memoria, per dimostrare come in realtà la manifestazione velica abbia garantito un ritorno enorme alla città. La maratona di interrogatori si chiude poco dopo le 21. Era iniziata all’una del pomeriggio, con l’ingresso negli uffici della Procura dell’assessore alla Mobilità Anna Donati, indagata per gli stessi reati contestati al sindaco. Alle 15 è arrivato de Magistris, il cui interrogatorio è iniziato un paio d’ore dopo.

Il pm Buda ha citato anche il caso dei fondi provenienti dalle contravvenzioni: per legge devono essere utilizzati proprio per questa tipologia di interventi, manca però la delibera, lasciata decadere dalla giunta nel 2012. «Nel bilancio comunale figurano le risorse provenienti dalle multe come prescrive il codice della strada», ha spiegato l’assessore Donati, assistita dall’avvocato Domenico Ciruzzi. E la delibera? «Ha carattere ricognitivo — ha replicato l’assessore — quello che conta è ciò che è stato messo in bilancio e si può tradurre in bandi, appalti e lavori». Ai cronisti, che le chiedevano invece della opportunità di destinare somme della manutenzione ordinaria alla Coppa America oppure alla pista ciclabile, la Donati ha risposto: «È una domanda che non mi è stata posta dal magistrato. Ma non c’è stata distrazione di fondi. Ci sono risorse che potevano essere utilizzate solo per precisi scopi».

Gli interrogatori si sono svolti nell’ufficio del pm Buda, al terzo piano del grattacielo del Centro direzionale dove il sindaco de Magistris ha lavorato a lungo come pubblico ministero, la sua stanza però era nella adiacente sede di piazza Cenni. Sindaco e assessore hanno rivendicato gli sforzi dell’amministrazione, ponendo l’accento sulla grave situazione economica delle casse di Palazzo San Giacomo. «Ho respinto tutte le accuse. E ho spiegato che ci stiamo muovendo — ha evidenziato la Donati— in un contesto di tagli, debiti e pesante predissesto al quale stiamo cercando di porre rimedio. Ci stiamo dedicando al potenziamento di Napoli Servizi (la partecipata che secondo la Procura non ha i mezzi per porre rimedio alla situazione di buche e fossi, n.d.r.) Ogni azione è stata messa in campo».


Il pm: i soldi? Prima le buche, poi la Coppa America

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(leandro del gaudio da il mattino) - Le buche, le multe e i grandi eventi come l’America’s cup. Gira e rigira, li in Procura, sono queste le tessere del problema: perché non sono state utilizzate tutte le risorse disponibili del Comune di Napoli per tappare le buche? Perché non dedicare più finanziamenti a un piano di manutenzione delle strade? Tre ore di interrogatorio – la sua prima volta da sindaco indagato -, Luigi De Magistris risponde battendo su due punti in particolare: le strade sono state tra le priorità della sua azione di governo (per altro condizionata da tagli di spending review); la scala delle priorità è un problema su cui c’è dibattito, come a dire, alla fine è sempre «una scelta politica». E su questo punto, sui rapporti tra accuse penali e scelte politiche, sembra che il confronto a porte chiuse sia stato abbastanza serrato. Ma andiamo con ordine, per capire cosa ha spinto il pool reati contro la pubblica amministrazione dell’aggiunto Francesco Greco a mettere sotto inchiesta due amministratori per la storia delle buche. Tre ore, tanto è durato l’interrogatorio di De Magistris da parte del pm Stefania Buda (titolare anche dell’inchiesta del sequestro di Bagnolifutura). Prima del sindaco, per ben cinque ore, era toccato all’assessore Anna Donati rispondere alle domande degli inquirenti, assistita dal penalista Domenico Ciruzzi. Chiare le accuse mosse al sindaco e all’assessore alla Mobilità, per le condizioni del manto stradale; omissioni in atti d’ufficio e attentato alla sicurezza dei trasporti. Cosa significa? Non sono state reperite tutte le risorse economiche disponibili per rendere le strade più sicure possibili, alimentando interventi quasi sempre inconcludenti e tenendo in piedi un volume di affari legato al risarcimento dei danni.

A porte chiuse, il pm batte su due punti: la mancata adozione di una delibera che avrebbe dovuto indirizzare gli incassi delle contravvenzioni nella manutenzione stradale; e l’organizzazione di altri servizi, come l’America’s cup, che per due edizioni è costata alle casse di Palazzo San Giacomo almeno tre milioni di euro. Soldi a cui vanno aggiunti quelli della pista ciclabile e del giro d’Italia (si ricorderà il sequestro di atti per la storia dell’asfalto a Posillipo, proprio nel giorno dello start della gara) e quant’altro ha succhiato soldi in questi due anni. Difeso dal penalista Stefano Montone, il sindaco si difende in due modi: sul tecnico, riportandosi al deposito di una memoria scritta in materia di bilancio e di indirizzo di spesa; e sul piano politico: la valutazione delle priorità – sembra di capire – in fondo spetta al sindaco, in relazione a una strategia che deve essere valutata al termine del mandato. È il caso dell’America’s Cup. La domanda sulla doppia edizione della gara velica arriva alla fine, al termine di un confronto durato quasi tre ore: perché quei soldi per i grandi eventi circa tre milioni – non sono finiti a coprire crepe e criticità del manto stradale? Sul punto, l’ex pm di Why not ha ricordato che l’impegno di spesa del Comune è stato minimo rispetto alla regione e che l’evento coppa America va inteso come un investimento in grado di far rientrare a stretto giro decine di milioni. E non è tutto: stando al primo cittadino, i soldi spesi per le due edizioni dell’evento velico comunque non sarebbero stati utilizzabili per la manutenzione stradale, in un gioco di steccati che ha riguardato anche la realizzazione della pista ciclabile.

Non è finita. Si discute anche della corrispondenza tra la partecipata Napoli Servizi e i vertici della giunta municipale, da cui emergevano le criticità nel sostenere l’opera di manutenzione richiesta da una città come Napoli. È il caso delle buche seriali, o meglio dei rattoppi seriali, con il camioncino di Napoli Servizi che interviene a passare l’asfalto sullo stesso fosso a distanza di pochi giorni. Spese e conti che non tornano, come quelli legati al risarcimento dei danni di pedoni e automobilisti o come i costi sofferti in questi anni dalla sanità pubblica per gli incidenti subiti a causa delle strade colabrodo. Decisivi gli accertamenti del comando provinciale dei carabinieri, che hanno trasmesso in Procura un report con centinaia di casi, stazione per stazione, quartiere per quartiere, strada per strada.

Spiega l’assessore Donati: «Ci hanno accusati di non avere destinato abbastanza risorse alla manutenzione stradale: ma l’amministrazione comunale deve fare i conti con pesantissimi tagli che hanno comportato la riduzione di tutti i servizi. Non potevamo distrarre fondi: ci sono risorse che potevano essere spese solo per precisi scopi, come la pista ciclabile o la Coppa America». Ed è su questo punto – a metà tra reato e scelta politica – che si gioca la tenuta delle indagini sull’attentato alla sicurezza dei trasporti.


Regione, il rimpasto di Caldoro ‘scontenta’ la maggioranza

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NAPOLI (peppe papa) – Caldoro mette mano alla giunta e nel centrodestra aumentano le fibrillazioni. Il governatore ha nominato due nuovi assessori in giunta, Fulvio Martusciello e Daniela Nugnes, rispettivamente alle Attività produttive e all’Agricoltura, mentre  ha affidato a Guido Trombetti, già titolare della delega all’Università e ricerca, la carica di vicepresidente in sostituzione del dimissionario, Giuseppe De Mita trasferendo le deleghe di questi (Turismo e Beni culturali) all’assessore al personale, Pasquale Sommese.

Un rimpasto ampiamente annunciato per quel che riguarda l’ingresso nell’esecutivo di Martusciello e Nugnes, ma non scontato relativamente alla mossa di piazzare l’ex rettore della Federico II, un ‘fedelissimo’, al posto di De Mita sottraendo così all’Udc una quota di rappresentanza nell’esecutivo. Mossa compensata, però, come dicevamo, dal conferimento dei suoi assessorati al compagno di partito, appunto Sommese. Che ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha ringraziato, ben sapendo che la partita non è ancora chiusa. Restano, infatti, in sospeso le questioni delle incompatibilità degli assessori all’Urbanistica, Marcello Taglialatela e all’Ambiente, Giovanni Romano.

Il primo deve scegliere, così come ha fatto l’ex vicepresidente, se optare per la Regione o per lo scranno alla Camera conquistato in quota Fdi alle ultime politiche. Il secondo se lasciare la poltrona di sindaco di Mercato san Severino in luogo di quella del governo regionale . Su entrambe le cariche hanno appuntato la loro attenzione, oltre al Pdl, il resto dei partitini che compongono la coalizione e che da tempo rivendicano una maggiore “visibilità” nell’esecutivo di Palazzo santa Lucia.

Senza contare la questione ancora aperta del riequilibrio di genere in giunta, cui ancora, nonostante l’obbligo imposto dalla Consulta, Caldoro non ha ancora dato seguito. Tanta carne a cuocere che contribuisce ad accrescere le tensioni nella maggioranza culminate nell’abbandono della seduta consiliare in corso al Centro direzionale con all’ordine del giorno importanti provvedimenti per l’azione di governo sui territori.

A fare da pompiere è intervenuto proprio il governatore che, per quanto riguarda i neo assessori, ha parlato di “decisioni già prese che abbiamo formalizzato” e che c’è “ancora qualcosa da fare” in attesa che “nei prossimi giorni Taglialatela” (nessun accenno a Romano) sciolga la riserva. Mentre sulla nomina di Trombetti ha sottolineato che è stata “una decisione che ho voluto prendere perché in questa fase era la scelta più giusta anche rispetto al nuovo quadro politico senza mortificare nessuno, una opzione di profilo più tecnico che politico”. Scontato il disappunto dell’opposizione, attraverso una nota del capogruppo Pd, Raffaele Topo, che ha definito l’operazione “una mera redistribuzione delle deleghe, dettata per lo più da equilibri interni alla maggioranza, senza risolvere i problemi di incompatibilità e di una equilibrata presenza femminile da noi sollevati”.


maggio 15, 2013

Quei tre ‘puttani’…

Carlo Iannello

Carlo Iannello

(norberto gallo) - A chi devono rispondere i consiglieri comunali? Alla loro coscienza, o agli impegni presi con chi li ha votati? Dubbio vecchio, al quale (almeno finora) non pare sia arrivata risposta esauriente.
Storia vecchia a Napoli, la città del tradimento dei “sette puttani”, il titolo a nove colonne con il quale il Roma condannò, il 13 settembre del 1961, il tradimento di sette consiglieri del Partito monarchico passati con la Democrazia Cristiana.
A scrivere l’ atto di accusa in un editoriale storico che girerà mezzo mondo, fu il direttore Alberto Giovannini, ‘schifato’ dal tradimento del mandato popolare. “Se questa è democrazia, diciamolo alto e forte, è una democrazia di puttani e di lenoni, pronti i primi a prostituire, con se stessi,i voti, le speranze, i diritti di quanti -col loro suffragio- li investirono di un mandato, e pronti i secondi ad approfittare della disonestà altrui per trarne vantaggi immediati”
Una storia che si è ripetuta proprio oggi a Napoli, con il sindaco De Magistris che, nel giorno in cui può festeggiare per l’allargamento di fatto della maggioranza in Comune, si ritrova a bacchettare i consiglieri Iannello, Esposito e Molisso.
Certo, i puttani stavolta sono solo tre. Eletti in liste apparentate con il sindaco, ne hanno poi preso le distanze fondando un gruppo autonomo, arrivando a decidere di votare contro il consuntivo di bilancio in nome del vincolo al programma tradito (a loro dire) da De Magistris.
Che naturalmente ha un’ opinione diversa dei fatti. “Hanno dimostrato di non essere all’altezza di una sfida così importante” ha spiegato rattristato da tale equivoco comportamento. Un comportamento che, ribadisce, rompe il patto elettorale.
Un patto che, ammonisce, non li vincola a scrupoli di coscienza, né tantomeno a qualche patto di programma con gli elettori.
“Con il voto contrario hanno rotto il patto elettorale con il sindaco perché sono stati eletti solo grazie al premio di maggioranza del sindaco”.
Un patto che in pratica li lega solo a lui…

A Giggino in persona…


Comune: bilancio approvato. Votano a favore Sel, Udc e Centro Democratico

NAPOLI (norberto gallo) - Alla fine il sindaco smentisce tutti quelli che avevano cominciato troppo in fretta ad intonare il de profundis. Alla votazione sul bilancio consuntivo del 2012 il risultato è schiacciante: trenta voti favorevoli, sei astenuti. Astenuti democrat e Fli, ad Idv, Net e Fds (esclusa l’astensione del consigliere Rinaldi) si aggiungono quelli dei Verdi, del Centro Democratico, dell’ Udc e di Sel.

san-giacomo

Unica nota stonata il voto contrario dei tre consiglieri di Ricostruzione Democratica, un tradimento in piena regola.
Poco male, comunque. La maggioranza gode di ottima salute in vista dell’annunciato rimpasto con l’ingresso al governo cittadino di nuove-vecchie forze politiche.
Alla stampa, il sindaco annuncia che nel Consiglio comunale del 22 presenterà il programma dei prossimi tre anni e la nuova squadra che lo accompagnerà nel prosieguo della consiliatura.
“Nel fine settimana – ha detto De Magistris – concluderò le consultazioni che non hanno riguardato solo i partiti, ma hanno coinvolto tantissimi settori della città e, pertanto, – ha aggiunto – credo di essere pronto per il giro di boa per i prossimi tre anni”.


maggio 14, 2013

‘Eccesso di leaderismo’, Cozzolino spacca la componente degli ex bassoliniani

Antonio Marciano

Antonio Marciano

NAPOLI (peppe papa) – Fallita per ora la corsa alla leadership della componente degli ex bassoliniani del Pd da parte di Andrea Cozzolino. Non è piaciuto a parecchi suoi compagni di corrente l’eccessivo interventismo ed esposizione mediatica sulle più disparate questioni di politica locale che lo hanno visto protagonista  in queste ultime settimane. Un atteggiamento che ha indispettito non poco anche il solito compassato, Antonio Marciano. L’ex braccio destro di Antonio Bassolino e attuale consigliere regionale, una delle ‘prime donne’ di diritto del cartello, ha sbottato qualche giorno fa, durante una pausa dei lavori dell’assemblea del Centro direzionale: “Andrea sbaglia, non può fare così, io non intervengo sulle cose che riguardano la Ue, invade campi non suoi, una sovraesposizione eccessiva”. Uno sfogo, rivolto ai pochi intimi che l’attorniavano, ma che la dice lunga sul clima di insofferenza che sta montando nei confronti dell’eurodeputato e che rischia di mandare a monte la faticosa operazione di affrancamento dall’ingombrante stimmate di “eredi” dell’ex governatore della Campania. Il quale, a sua volta, non sembra per niente avere abdicato e continua a far sentire voce e influenza. Soprattutto bacchettando il suo ex delfino Cozzolino che “da quando ha deciso di fare di testa sua – ha confessato agli ‘amici’ più stretti – non ne ha azzeccata una”. A partire dalla disastrosa discesa in campo per le primarie a sindaco di Napoli che lui aveva caldamente sconsigliato, fino alle ultime mosse culminate con una visita a De Magistris a Palazzo san Giacomo che ha prodotto una mezza sollevazione del Partito democratico in città. Un rapporto, tra i due, che si è andato via via deteriorando, tanto da convincere Cozzolino a lasciare i locali occupati nella Fondazione Sudd, mettendo nei guai Bassolino che da solo non sembra sia in grado di mantenere la sede e le attività collegate, e trovare un altro appartamento in centro da condividere con la fedelissima (pure lei figlioccia di don Antonio) neo deputata, Valeria Valente. Una presa di distanza anche fisica che, raccontano fonti molto vicine a Bassolino, “è stata vissuta come uno sgarbo”. Che peserà, hanno lasciato intendere, alle prossime elezioni europee dove Cozzolino si gioca la riconferma. Una tappa obbligata per lui se vorrà sperare di imporre la propria candidatura a sfidante di Stefano Caldoro, suo vero obiettivo, per la presidenza della Regione Campania. Nel 2009 fu gratificato da circa 130mila voti di preferenza conquistati, secondo il parere dei più, grazie al viatico dell’allora governatore. Una ricostruzione, però respinta dall’interessato e avallata dai suoi, convinti invece che il successo fu tutto farina del suo sacco e della ‘ricca’ famiglia della moglie. Staremo a vedere, la consultazione è alle porte e molto probabilmente si troverà a dovere battagliare proprio con la consorte di Bassolino, Annamaria Carloni la quale, rimasta fuori di un soffio dal parlamento italiano, scalpita per rientrare in pista, sempre che non sia lo stesso marito a tentare un clamoroso ritorno nell’agone, così come pare gli fosse stato promesso da Bersani prima di cadere lui stesso in disgrazia.


maggio 13, 2013

Giunta. Dopo il no di Pd e Udc, l’indecisione di Sel. Sabato l’annuncio?

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NAPOLI (norberto gallo) - Ultimi passaggi formali prima dell’annuncio alla stampa della nuova giunta. Secondo i bene informati il sindaco chiari gli scenari possibili già da sabato scorso, ma avrebbe rimandato tutto a lunedi prossimo per avere il tempo di approvare in Consiglio il bilancio consuntivo 2012 senza troppi problemi. Accantonata definitivamente ogni speranza di un ingresso del Pd in giunta dopo l’ennesimo no dell’assemblea provinciale di venerdi scorso, erano rimasti da sciogliere i nodi Sel e Udc.

Nei giorni scorsi, il capogruppo centristra David Lebro, aveva dichiarato la propria disponibilità ad un impegno diretto a sostegno del sindaco arancione, rimarcando le numerose occasioni in cui il sindaco arancione aveva già goduto dell’appoggio degli uomini di Casini. Uno stop, a quanto pare definitivo, era però arrivato a stretto giro di posta dal coordinamento provinciale su indicazione dello stesso Casini: nessun coinvolgimento diretto in una fase nazionale delicata ed il congresso alle porte.

Altro tempo, invece, richiederebbe la trattativa con Sel. Il partito di Vendola resta diviso tra la disponibilità ad entrare in giunta di cui non farebbe mistero qualche ‘pezzo da novanta’ come l’ex Presidente della Provincia Dino Di Palma o il capogruppo comunale Borriello, ed i dubbi di gran parte del gruppo dirigente, parlamentari in testa. Un fronte del no variegato, preoccupato anzitutto di salvaguardare il rapporto con il Pd. Il no del sindaco alla richiesta pubblica di azzeramento della giunta e di avvio di una ‘campagna di ascolto’ con partiti e forze sociali, sembra bloccare ogni trattativa. L’unica soluzione, è il ragionamento condiviso tra il sindaco e gli uomini di Vendola, è lasciar passare un po’ di tempo per consentire la distensione degli animi e l’ingresso in giunta degli stessi Democrat tra qualche mese. Nel frattempo, ragionano i possibilisti, non è detto che non sia utile che qualcuno di Sel faccia da ‘apripista’.

Al netto della questione con Sel che non è detto si sblocchi entro la settimana, resta il mini-rimpasto che il sindaco potrebbe annunciare in anticipo sui tempi previsti, già sabato, giusto dopo l’approvazione del bilancio (evitando scaramanticamente venerdi 17).

Stasera il sindaco ha incontrato il gruppo della Federazione della Sinistra, che gli ha ufficialmente consegnato i nomi per la giunta, quelli del capogruppo Alessandro Fucito e dell’ ex assessore Sergio D’Angelo. Domani toccherà all’Italia dei Valori che farà i nomi del capogruppo Moxedano e del segretario cittadino Enzo Ruggiero. Nomi condivisi dai componenti dei due partiti, consapevoli che il rimpasto sarà probabilmente contenuto rispetto alle aspettative e mirerà soltanto a consolidare la maggioranza in Consiglio.

Al momento i cambi sarebbero soltanto quattro, con l’uscita di Tuccillo, Esposito, Di Nocera e De Falco, mentre il nome della Palmieri sarebbe legato al ritorno in giunta di Sergio D’Angelo. Più complicata la questione deleghe. A Piscopo andrebbe l’Urbanistica, mentre le deleghe al Patrimonio andrebbero per intero ad una new entry, forse Fucito. Personale e Politiche Sociali, invece, verrebbero spacchettate tra la Palmieri, che conserverebbe comunque la scuola, e la Tommasielli che rinuncerebbe alla delega allo Sport a favore di una new entry, presumibilmente Moxedano.


De Magistris accelera sulla giunta. Vicesindaco a Sel se accetta anche senza Pd

san-giacomo

NAPOLI (norberto gallo) - L’obiettivo dichiarato è insediare la nuova giunta al più presto possibile, entro lunedi prossimo al più tardi. Ancora una settimana di attesa, poi avanti per disinnescare le polemiche sull’allungarsi dei tempi previsti.

Inizialmente annunciata per il 10, la nuova giunta è rimasta nel cassetto per verificare i segnali di disponibilità del centrosinistra e del Pd in particolare. Pd dal quale è arrivato un nuovo no all’ingresso in giunta dall’assemblea Provinciale del 10 scorso, nonostante il pressing di tre consiglieri comunali su quattro. Tramontata definitivamente l’ipotesi dell’ingresso in giunta dei Democrat, il sindaco si è orientato su di un rimpasto ‘light’ con al massimo 4 o 5 cambi che, a questo punto, serviranno a consolidare la maggioranza in Aula. Se è dato praticamente per certo l’ingresso in giunta di Alessandro Fucito, capogruppo di Fed, qualche problema c’è in casa Idv, dove aspirano all’ingresso in giunta il capogruppo Franco Moxedano, ma anche il segretario cittadino Enzo Ruggiero, con il gruppo per niente compatto su nessuno dei due nomi.

In predicato di entrare in giunta anche l’Udc, con il capogruppo in Consiglio Comunale David Lebro che ha manifestato la sua disponibilità alla ‘cooptazione’, stoppato dal partito provinciale.

Intanto per oggi è previsto un incontro informale con i vertici di Sel. In città ci saranno Migliore e De Cristofaro assieme al Presidente della Camera, Laura Boldrini, in visita ufficiale. Praticamente impossibile un si di Sel all’ingresso in giunta senza il Pd, tuttavia il sindaco è pronto a mettere nel piatto la carica di vicesindaco.


maggio 12, 2013

Intervista a Carlo Iannello: «Votiamo no al bilancio. I consiglieri Pd vogliono entrare in giunta»

Carlo Iannello

Carlo Iannello

(roberto russo da il corriere del mezzogiorno) – Il prossimo «no» sarà pesante. I tre consiglieri comunali di Ricostruzione democratica al Comune di Napoli non approveranno il consuntivo di bilancio. Cario lannello si affida a una battuta per spiegare: «Non abbiamo votato il bilancio di Realfonzo quindi non se ne abbia a male l’ottimo Palma…». Riguardo a quello di previsione «tutto dipenderà da un eventuale cambio di rotta della giunta».

Consigliere lannello, sullo sfondo c’è il rimpasto e il Pd che si tiene fuori. Come se ne esce?

«Il problema è duplice perché l’amministrazione in questi primi anni si è radicalmente allontanata da quella parte di città che l’aveva sostenuta in campagna elettorale, auspicando un cambio radicale delle pratiche amministrative pregresse, invece ha agito in sostanziale continuità con il passato. Paradossalmente però i responsabili delle prassi amministrative del passato, Pd e Sel, non appoggiano il sindaco che si trova in una situazione di isolamento. Non lo aiutano, ma nel Pd ci sono due posizioni diverse tra gruppo consiliare e partito: il Pd non fornisce a de Magistris uomini per il rimpasto, ma il gruppo consiliare democrat vota quasi tutte le delibere. In realtà i consiglieri del Pd ambiscono agli assessorati ma il partito non vuole».

Intanto sono state fatte scelte amministrative che non condividete. Per esempio?

«Bagnolifutura: la porta del parco, un bene pubblico è stato attribuito a una società partecipata. Altro esempio: in Consiglio è stato ratificato l’acquisto per 6,5 milioni di euro di piazza Garibaldi da parte del Comune di Napoli. Invece è stata una cessione volontaria e procedura espropriativa delle Ferrovie piazza Garibaldi. L’area in oggetto era prima occupata dalla stazione ferroviaria. Negli anni ’40 venne arretrata e il Comune non si preoccupò di esigerla perché le Ferrovie erano un dipartimento del Ministero dei Trasporti e quindi il suolo era Demanio statale. Poi dopo 50 anni di uso pubblico, nel 2009 si scopre che la particella catastale è andata a finire nella proprietà di Ferrovie spa; eppure c’è un istituto del diritto pubblico per cui un bene quando viene offerto al pubblico diventa della collettività, perché acquistarla?».

Cosa avete proposto?

«Noi abbiamo proposto soluzioni alternative: su piazza Garibaldi avevamo chiesto di mandare alla sezione consultiva della Corte dei Conti la delibera per sapere se quella soluzione era idonea, ma in Consiglio non è passata».

E su Bagnoliftitura?

«Avevamo proposto la messa in liquidazione. In riferimento al patrimonio immobiliare (i canoni di locazione dei circoli nautici o dello stadio, ad esempio) abbiamo chiesto di vedere i contratti per stabilire se sono congrui rispetto ai prezzi di mercato. Ma le risposte alle nostre richieste di trasparenza sono state negative o non sono proprio pervenute».

A suo avviso il rimpasto si farà davvero?

«Il sindaco è intenzionato a farlo ed è una presa d’atto importante, perché vuoi dire che c’è una consapevolezza dell’inadeguatezza dell’azione amministrativa. Bisogna comprendere quali saranno le indicazioni programmatiche che escono dal rimpasto, se c’è la ripresa dello spirito del 2011 è una cosa nuova; viceversa continueremmo nel nostro lavoro di controllo, perché abbiamo partiti che hanno abdicato al loro ruolo e hanno prodotto un ceto politico che non ha comprensione e capacità di affrontare i problemi. Oggi i partiti hanno lasciato un vuoto immenso: è anche un problema di qualità della rappresentanza, con le dovute eccezioni».

Casse comunali in rosso. Da più parti ora si dice che fu un errore non dichiarare subito il dissesto.

«Non so dirlo perché il dissesto equivale al fallimento e rischia di essere una tagliola per i cittadini, ma è chiaro che la non dichiarazione del dissesto avrebbe dovuto essere accompagnata da una politica di completa e radicale discontinuità col passato, ad esempio sulla gestione delle partecipate e sul patrimonio immobiliare. Cambi di rotta che avrebbero dato a Roma un segnale politico efficace, facendo aumentare il credito che si sarebbe acquisito nei confronti del Governo».

Sulla gestione del patrimonio comunale siete molto critici.

«Sì. Faccio qualche esempio: Circoli nautici prestigiosi pagano appena seimila euro al mese. Abbiamo messo in mora l’amministrazione sulla necessità di adeguare i fitti dei circoli velici; quindi chiediamo al Comune di muoversi, ma confidiamo anche nella Corte dei Conti. Altro problema è anche il capitolato che lega il Comune con il Calcio Napoli per lo stadio San Paolo. C’è sproporzione a favore della società sportiva. In definitiva penso che l’amministrazione pubblica se ha un credito debba esigere che esso venga onorato».


A 14 anni tenta rapina a piazza Vittoria

NAPOLI (Adnkronos) - Due giovanissimi sono stati arrestati dalla polizia nella centralissima piazza Vittoria, davanti al lungomare di via Caracciolo, vicino all’ingresso della villa comunale a Napoli. I due sono accusati di tentata rapina nei confronti di due ragazzi. Dei due arrestati, quello che sembrava il piu’ agguerrito, aveva 14 anni. Aveva invece 20 anni l’altro. Proprio il minore, coltello in pugno, aveva tentato di farsi consegnare il telefonino dalle vittime. Con il coltello puntato all’addome ha minacciato i due ragazzi di morte. Un passante si e’ accorto della rapina in atto ed ha subito informato una pattuglia di poliziotti della squadra mobile che stavano transitando nella piazza proprio in quel momento. I giovanissimi malviventi che si trovavano a bordo di una moto hanno tentato la fuga ma sono stati bloccati poco dopo. Coltello e ciclomotore sono stati sequestrati, il 14enne e’ stato condotto presso il centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, mentre il 20enne e’ stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale.

Piazza Vittoria

Piazza Vittoria


Pd, uno sterile giustizialismo

Nicola Cosentino

Nicola Cosentino

(paolo macry da il corriere del mezzogiorno) - Eleggendo i suoi nuovi dirigenti, da Guglielmo Epifani a Vincenzo Figliolia, il Pd cerca di evitare il crollo. Ma si tratta di un`astrusa lotta di potere tra correnti e microcorrenti, che perfino i retroscenisti della stampa faticano a spiegare. Nel frattempo, i drammatici problemi del paese sono ignorati, sicché al Pdl basta proporre qualche slogan sull`Imu per diventare, nei sondaggi, il primo partito. Ed è questa debolezza programmatica e identitaria che spinge gli eredi del Partito Comunista sul terreno di un giustizialismo ormai tradizionale (sebbene storicamente inconsueto), adottato per calcoli poco commendevoli e, con ogni evidenza, sempre più sterile. Negli ultimi giorni, per dime una, la sinistra ha alzato le barricate contro l`elezione di Nitto Palma alla presidenza della Commissione Giustizia, con il singolare argomento che è «amico di Cosentino», ovvero di un compagno di partito in attesa di processo e presunto innocente. Poi, con dichiarazioni durissime, ha protestato perché il neo-presidente sarebbe andato a trovare in carcere proprio Cosentino, salvo scoprire che la visita era avvenuta ben prima della nomina di Palma alla guida della Commissione.

Insomma, una retorica accusatoria che, inferenza dopo inferenza, approda alla domanda fatale: sei contro o sei a favore della camorra? In Campania, del resto, terra maledetta di clan criminali, il sospetto trova terreno fertile e scavalca perfino le generazioni. Due giorni fa, l`assemblea provinciale del Pd ha acclamato Francesca Esposito, candidata al Consiglio Nazionale Universitario, per la semplice ragione che Francesca si batterà con un candidato di destra colpevole di essere il giovane nipote di un boss dei Casalesi. E a Portici, come raccontano Corrieredelmezzogiomo.it e Repubbiica, si è sfiorato lo psicodramma, quando, nelle liste che appoggiano il candidato di sinistra al comune Nicola Marrone, si è scoperto che c`era tale Jessica Provisiero, 22 anni, incensurata, figlia di un`operaia. «La cosa è grave», ha detto Marrone. «Faremo ritirare la ragazza». E qual era il problema? Che il nonno di Jessica è un boss di camorra, in carcere da trent`anni. «Ma a casa siamo onesti lavoratori», ha protestato inutilmente Jessica. «Perché non posso togliermi di dosso questo marchio?». In fatto è che, l`attivismo moralizzatore va di concerto con l`afasia politica, il Pd non propone nulla di alternativo alla linea di Stefano Caldoro, né sa interpretare il malcontento nei confronti del sindaco de Magistris. Peggio, rinuncia alla rappresentanza delle crescenti tensioni sociali. Il fenomeno napoletano di un associazionismo civico sempre più numeroso e vivace — una nuova classe dirigente in formazione — appare lontano dalle sue sponde. E attratto, semmai, da una cultura di destra meno egemonica e ideologica, meno chiusa nei salotti, più sensibile agli umori degli emarginati.

Tra gli intervenuti alla convention organizzata giorni fa da Gianni Lettieri, c`era Gianni Maddaloni, gestore di una palestra di judo a Scampia e padre di un grappolo di campioni italiani e olimpionici nelle arti marziali. «Qui recuperiamo alla disciplina morale, alla fatica fisica e al senso della comunità giovani che fino a ieri erano in galera o spacciavano», aveva detto Maddaloni. Parole lontane anni luce dall`inutile giustizialismo della sinistra.


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